Guida tecnica · Pratiche edilizie

CILA, SCIA o sanatoria: quale pratica serve per un immobile?

Il nome della pratica non si sceglie soltanto in base ai lavori desiderati. Prima occorre verificare lo stato legittimo dell’immobile, i titoli edilizi disponibili, gli eventuali vincoli e la reale consistenza dei luoghi.

Aggiornata il 17 agosto 20266 minuti di letturaOperatività nazionale
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Da dove partire

Il primo passaggio è confrontare lo stato attuale con i titoli edilizi reperiti presso il Comune e con la documentazione catastale. Il catasto descrive l’immobile ai fini fiscali, ma non sostituisce la verifica urbanistica.

  • Titoli edilizi e precedenti pratiche
  • Planimetria catastale
  • Rilievo aggiornato
  • Vincoli presenti sull’immobile
  • Tipologia e consistenza delle opere previste
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Quando si parla di CILA o SCIA

La CILA è normalmente utilizzata per interventi di manutenzione straordinaria che non interessano le parti strutturali. La SCIA riguarda interventi di maggiore rilevanza o opere che coinvolgono aspetti strutturali e altri casi previsti dalla disciplina edilizia.

L’inquadramento corretto deve essere svolto sul progetto concreto e sulle regole applicabili al Comune in cui si trova l’immobile.

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Quando può servire una sanatoria

Se lo stato dei luoghi non coincide con i titoli edilizi, occorre verificare natura, data e sanabilità delle difformità. Non tutte le irregolarità possono essere regolarizzate e la soluzione deve essere definita prima di avviare nuovi lavori o una compravendita.

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Cosa consegna il tecnico

A valle delle verifiche il tecnico può definire la pratica applicabile, predisporre elaborati e relazioni, presentare l’istanza e coordinare gli eventuali aggiornamenti catastali e la documentazione di fine lavori.